Diario 2014

Tour 2014

Spagna, Marocco, Mauritania, Senegal, Mali , Burkinafaso.

 

Il 1 Luglio alle ore 18 vengono presso la mia abitazione Riccardo, Massimo e Gianni, tre autentici Bikers che   hanno deciso di accompagnarmi a Civitavecchia,  dove mi imbarcherò per arrivare a Barcellona. Mentre mi attendono , preparo le ultime cose da portare nel viaggio. Saluto mia madre e  con gli amici partiamo immediatamente prendendo  l’autostrada per Civitavecchia . Gianni, arrivato all’uscita del casello, ci saluta , mentre Riccardo e Massimo mi fanno compagnia fino al porto. Qui gli  offro un caffè , si trattengono ancora un po’ e poi le ultime raccomandazioni dopodiché rientrano a Roma. Dopo un po’ mi sento chiamare .Un’altra sorpresa, l’amico Andrea, campione d’Europa di moto rally, anche lui presente per  salutarmi. Rimane con me  fino al momento dell’imbarco ed anche lui prodigo nelle raccomandazioni .

 

Finalmente alle 21,30 sono sulla nave . Vado subito a prendere posto sulla mia poltrona e ne  approfitto per cenare . Alle 23,20 sistemo una coperta  al suolo che utilizzo come letto e i miei  stivali come cuscini. Mi sveglio il giorno seguente alle 11,30 faccio colazione. Poi  salgo  sulla parte più alta della nave per osservare il mare :è calmo e ,all’infuori di noi ,non si vedono altre imbarcazioni.

 

E’ una giornata  calda, il mare è calmo. Molti ne approfittano per fare il bagno in piscina e prendere il sole. Gli altoparlanti comunicano  che  arriveremo  al porto di Barcellona in ritardo( tra di me penso se arriverò tardi non cercherò neanche l’albergo, continuerò a viaggiare finche ce la farò).Alle 12,30 mi rimetto in poltrona  ascoltando musica ed immagino le strade che percorrerò di nuovo dopo dieci anni. Più tardi  vado in terrazza per prendere un po’ di sole, ma mi sento ansioso e preoccupato . Penso ad una serie di cose, tra cui alle difficoltà che dovrò affrontare,  agli affetti che ho lasciato. Ritorno nella sala poltrone e mi sistemo sulla mia, ascoltando nuovamente musica,  ma non riesco a rilassarmi. Finalmente,  con il passare del tempo riesco a ritrovare in me una grande motivazione: sicuramente i brani musicali  mi hanno caricato emotivamente. Sono le 15 , ho ancora cinque ore di navigazione , per me un vero incubo. Ne approfitto per un nuovo spuntino, panino , uova sode e caffè. Cammino molto  per la nave alternando il  bar con la terrazza. Alle  18  ritorno in poltrona e pianifico il mio itinerario :la nave arriverà al porto  alle 20 con due ore di ritardo. Sbarcato, mi metto in viaggio, ma dopo trenta minuti faccio una tappa per mangiare velocemente del tonno in scatola. Viaggio fino alle 10,30 per fermarmi e  coprirmi con una giacca , sono a 300 km da Valencia .Ancora un’altra pausa alle 0,45 in un autogrill.  Mangio del salmone in scatola e subito riparto. Mi sento bene, lucido e molto motivato. La temperatura esterna è a mio favore 24 gradi , condizione ideale per viaggiare in moto. L’Autostrada è scorrevole ed è attraversata  solo da alcuni tir e pochissime  macchine.

 

Alle 2 di notte faccio ancora una  sosta in un distributore di benzina, mi trovo a Benidorm,  una città bellissima, nota come la New York del Mediterraneo. Città che durante i miei viaggi ho visitato e dove ho soggiornato due volte. Mi sdraio al suolo per dormire  ,ma  alle 3,30 vengo svegliato da un gruppo di marocchini  controllati dalla polizia spagnola,  perché sicuramente hanno subito un furto. Osservo  che hanno un finestrino della macchina rotto i militari stanno facendo controlli. Mi cucino del riso, alle 4 riparto , alle  12 sono a Torremolinos,  la Rimini della Spagna, anch’essa da me  visitata oltre 25 anni fa . la temperatura è di 28 gradi. Continuo fino al porto di  Algesiras. Arrivo alle 15,30 e alle 16,40 mi imbarco per il Marocco, dove arrivo in  45 minuti. Sulla nave vengono fatti controlli doganali in modo semplice e veloce.  Una volta sbarcato viaggio fino  alle 19, orario nel quale trovo il mio alloggio in albergo. Il giorno successivo percorro la strada  fino alle 20, facendo sosta ad un distributore di benzina nella località di Guelmim . Dopo aver fatto rifornimento  alla moto ,chiedo al gestore se posso parcheggiare  e  dormire nelle vicinanze. La risposta è affermativa. Finalmente a disposizione ho tavolini  e sedie. Mi organizzo per la cena e nel frattempo scrivo le mie considerazioni sul viaggio sulla mia pagina di Face book. Passo la notte dormendo, in un primo momento fuori,  su una sedia, poi siccome fa freddo , mi autorizzano a prendere posizione  in una piccola moschea calda e accogliente, dove dormo magnificamente fino alle 7 del giorno successivo, orario in cui mi sveglia il gestore. Nel  viaggio, osservo  ciò che mi circonda. Arrivato nella località di Tan Tan  cambio i soldi in banca e subito proseguo nel mio tour. Spesso vengo fermato dalla polizia per controlli di sicurezza .

 

Alle 15,30 sono costretto a fermarmi ad un posto di blocco ,una pattuglia mi contesta un’infrazione al codice della strada di 10 km sulla velocità  consentita. Mentre discuto e faccio vedere i documenti, molti dei quali volano  per il forte vento costringendo me ed uno dei militi a  rincorrerli . Se si fossero persi sarebbe stato un serio problema: assicurazione italiana, bollo, documentazione sanitaria ed altro. Volevano 30 euro ma alla fine mi lasciano andare, anche perché il vento fa cadere il cavalletto che sostiene il loro autovelox. Durante il tragitto in moto distribuisco ad alcune persone  in alcune soste, magliette, cappellini e penne offertimi  da alcuni sponsor .In serata prendo la camera in un albergo ed intorno alle 20 mi metto a letto, sono troppo stanco per girare. Il giorno dopo  alle 11 della mattina sono a Laayoune, oltre al pieno del serbatoio della moto , faccio il pieno anche alla tanica di benzina da 20 litri. Entrando  nella stazione di servizio sto scivolando a causa della presenza di sabbia . Dopo 15 minuti di sosta riparto e alle 14  ho un controllo da parte della polizia Nell’occasione faccio pausa  per mangiare , successivamente nell’accendere la moto il mezzo non da segnali , subito preoccupato avviso il milite visto che  sono in pieno deserto .Il poliziotto mi fa notare che la causa potrebbe essere la sabbia che si trova nella leva frizione e dopo alcuni tentativi il motore si  accende e parto. Alle 19 sono a Dakhla .Lungo il percorso nelle strade trovo molta sabbia sollevata dal vento, la fortuna è che ci sono le ruspe che liberano la via. Sistematomi in una camera di un campeggio, esco per visitare la città .

 

Il  7 luglio mi sveglio alle 5,30,  vorrei alzarmi ma vedo dalla finestra che c’è molto vento e sono anche stanco, decido di rimanere a letto e di alzarmi alle 7,30. Mi preparo un piatto di riso con funghi ed un caffè,  dopodiché parto .Ho 30 litri in più di carburante,  la temperatura è di 20 gradi .Alle 9 lascio il campeggio salutando gli addetti alla reception .Sono le 12,30,  una  sosta per pranzare, guidare è impegnativo a causa del forte vento e della sabbia che viene spinta sulla strada e addosso. La temperatura ora è  di 23 gradi .Alle  15,30 devo fermarmi per levarmi la giacca , la temperatura esterna segna 32 gradi. Sono le  15, entro in Mauritania, i controlli sono esasperati come nel 2005 , non è  cambiato niente. Sono stanco per il  viaggio e anche nervoso e,  neanche a farlo apposta ,  mi trovo subito gente addosso intenzionata di togliermi soldi. Riesco ad allontanarne alcuni. Qui stipulo un’assicurazione per la moto valida per tutti i paesi occidentali dell’Africa, al costo di 30 euro .Faccio un cambio moneta,  ma in realtà non so neanche se è giusto . Continuo a viaggiare per altre due ore e poi  una sosta per bere,  ma non riesco a causa del forte vento. Cerco di rimettere in moto la moto ma niente, ancora il problema dovuto alla sabbia infiltrata nella leva frizione .Fermo una macchina con tre persone dentro, chiedo aiuto per farmi spingere, mi chiedono soldi, non accetto e  li mando a quel paese piuttosto irritato. Non accetto tali soprusi, rimango li  da solo .Non mi demoralizzo e non mi lascio sovrastare dal panico,  prego il Signore e la Madonna, sollecito più volte la leva della frizione  ostruita da finissima sabbia e, fortunatamente, la moto parte. Dopo un’oretta mi  fermo ad un benzinaio, non hanno benzina, ma hanno  camere per dormire,  ne prendo una dove passo la notte , pago dieci euro. Prima di riposarmi  scarico completamente tutti i bagagli e con una spazzola do una pulita a tutti i contatti elettrici della moto . Poi rifornisco di benzina il serbatoio dalle taniche che avevo.

 

Copro il blocco di accensione con un tappo fermandolo con del nastro adesivo, sistemo uno straccio sul blocco di accensione e ancora  un telo che copra tutta la strumentazione, onde assicurarmi che la sabbia non possa inserirsi sull’impianto elettrico. Presi tali  accorgimenti per la  moto , mi do una lavata con delle  salviettine umidificate ed il loro colore diventa rosso  a causa della tanta sabbia che ho addosso. Successivamente mi trattengo con i locali: faccio  foto a loro e ai loro abiti caratteristici , fotografo il deserto ed il tramonto. Arriva l’ora di cena: risotto ai funghi liofilizzato e poi a dormire .La mattina seguente riparto e percorro ancora il Sahara, nullo,  siamo nel periodo del Ramadan, neanche i camionisti viaggiano. Penso spesso ad un imprevisto sono solo,  faccio molta attenzione alla guida. Qui se cadi e ti fai male sei spacciato. Il giorno dopo  alle 11,30  visito un villaggio regalando dei giocattoli a bambini che mi assalgono come sciacalli. Arrivato a Nouakchott  entro  in un negozio che ha anche il forno, chiedo se posso fare delle foto. Mi  viene negato, solo quando chiedo notizie circa la sicurezza in Mali e  loro mi rispondono che ci sono terroristi,  io  con disinvoltura  dico “non problem  mon amis”  solo dopo , sorridendo,  mi concedono di fare foto e riprese. Compro  pane caldo, li ringrazio e li saluto con grandi strette di mano. Alle 17 mi trovo nella temibile dogana della Mauritania Rosso, qui stipulo un’assicurazione per la moto valida per i paesi africani occidentali al costo di 30 euro, poi acquisto il ticket per il traghetto,  altri 30 euro .Il prossimo che partirà è alle 21 , per cui devo sostare molte ore nel parcheggio doganale. Qui vedo le cose più assurde :una mezza rissa tra alcuni civili della Mauritania e poliziotti, sempre e solo per questione di tangenti. Osservo  che non hanno cura delle loro  divise,  uno addirittura si pulisce il naso con le mani e poi le strofina sui pantaloni.  Altri sono  a piedi scalzi .Mangiano a terra con le mani .In questa sosta  riconosco  dopo  10 anni uno dei tanti che chiede di esserti di aiuto per levarti  soldi. Mi ricordo di lui e cosi anche il soggetto. Stavolta non è insistente anche perché con la scusa di salutarlo lo colpisco con  tecniche di Karate( dita al petto, creandogli disagio e anche dolore ).

 

Rimane calmo e buono al suo posto, limitandosi  a salutarmi e andarsene accusando il duro colpo.  Nonostante ciò altri si fanno avanti ,uno addirittura prende il traghetto con me superando il fiume e arriva  in Senegal  davanti ai poliziotti dicendomi ciò che devo  fare. Molto irritato per la sua insistenza urlo come un matto, facendogli capire di non infastidirmi, lo invito con gesti a lasciarmi stare e poco dopo si allontana. Risolvo tutte le pratiche burocratiche ,continuare a viaggiare di  notte non è il caso. Mi  trattengo con poliziotti e locali .Ad alcuni offro da bere al bar perché mi garantiscano protezione  .Passo la notte sulle scale del distretto di polizia, dormendo vicino alla moto. Sono protetto anche dai cancelli della Frontiera che sono chiusi con una grande catena. Si apriranno solo domani alle 7 .Alla loro apertura parto, faccio  una sosta più avanti per far ricontrollare il carnet de passage.

Il  9 luglio sono a San Louis .Cambio i soldi e scatto qualche foto. Alle 11 sono a 200 Km da Dakar , la mitica capitale senegalese che raggiunsi nel 2005 con una Hayabusa . Mi riposo sotto un albero. Sono stanco e non riesco a tenere gli occhi aperti. Finalmente alle ore 15 sono in albergo .Il giorno successivo mi alzo con calma e, dopo aver  fatto colazione, faccio del bucato e regalo degli occhiali agli inservienti. Un’ora dopo esco per visitare la città. Ritorno alle 19 .

 

Parcheggiata  la moto inserisco il blocco del manubrio, ma purtroppo non riesco più a toglierlo e sono costretto a chiamare un meccanico che in poco tempo e al prezzo di 15 euro risolve il problema. Mi consiglia di non inserirlo più e di non utilizzare sbloccante, ma nell’eventualità’ benzina. Dopo aver cenato preparo i bagagli che sistemo sulla moto  ed il mio itinerario, in modo da guadagnare tempo .Alle 12 sono nella località di Kara ,la temperatura è di 33 gradi .Alle 13,30 mi fermo in un negozio, acquisto un paio di scarpe da ginnastica e depongo gli stivali nel borsone. Ho i piedi surriscaldati , per le troppe ore con gli stivali .Con le scarpe ginniche mi trovo fresco e a mio agio, anche se mi sento meno  protetto. Alle 15 sono a circa 150 km da Tambacounda. Nel percorrere la strada vedo  villaggi di capanne e strutture costruite in  fango e paglia. Nelle soste regalo magliette, penne giocattoli e cappellini offertimi da alcuni sponsor. Alle 17 sono a Tambacounda e alle 20  sul confine del Senegal /Mali; sbrigo velocemente le formalità doganali nel Senegal , mentre per il Mali la situazione è molto complessa. Per molti km ci sono su entrambe le carreggiate tir pronti ad entrare in Mali che occupano tutta la strada . Un poliziotto con il suo motorino mi accompagna proprio in  dogana , percorrendo  una strada sterrata all’interno perché dalla principale non si può  proprio.( causa blocco dei tir).Qui succede dell’incredibile, scherzo con i doganieri , racconto chi sono  faccio vedere il mio sito internet,  addirittura smettono di svolgere le loro pratiche, illustro alcune mie foto e video che loro guardano con interesse. Mi permettono di fare foto con loro , regalo penne. Risolvo  le consuetudini formaliste in un locale molto trasandato .Subito dopo il poliziotto, che mi ha accompagnato qui con il suo motorino,  mi porta alla sbarra che dovrò oltrepassare per entrare definitivamente in Mali.  E’ tardi e buio, chiedo a dei gendarmi se posso dormire vicino a loro .

 

Non ci si crede, me lo consentono e mi portano una branda .La moto la controllano loro. Alle 23,  dopo aver dialogato ed illustrato ai militi il mio piano di viaggio, mi metto a dormire .All’1,45 mi sveglio vedo  la moto , osservo il cielo e tolgo i tappi dalle orecchie  ( li uso perché in quel tratto  c’è molto caos dovuto ai tir) sento dei forti rumori, come gracchiare,  ma non riesco a capire se sono grilli o altri animali, il rumore è forte ed intenso. Alle 6,30 mi sveglio e mi preparo da mangiare . I poliziotti sono gentilissimi , mi chiedono se ho dormito bene , rispondo con il pollice teso in alto per confermare che era tutto o.k Subito mi dirigo verso Bamako. Durante il percorso il panorama è verdeggiante , lascio il deserto e mi addentro in un paese molto verde con persone ospitali e curiose della mia presenza, mi salutano, mi chiamano vogliono la mia attenzione.

Alle 17 sono a Didijene, chiedo un albergo ma purtroppo mi dicono che devo andare a Bamako, significa fare altri 160 km  , non me la sento. Ritorno  un po’ indietro e chiedo al corpo di gendarmeria che avevo visto poco prima  se posso passare la notte li con loro. Acconsentono .Monto velocemente la mia tenda e ceno con loro mangiando il mio cibo.  Faccio delle foto con loro e la bandiera italiana. Alle 22 mi corico in tenda ma non riesco a starci,  fa caldo, quindi mi alterno a dormire su una sedia ed una panca. Durante la notte più volte mi sveglio per la scomodità in cui mi trovo osservo il cielo ,la luna e i gendarmi che dormono.

 

Domenica 13 mi alzo alle 6 ,mi preparo da mangiare e alle 8 saluto i militi, comunicando che al ritorno avrei fatto la stessa strada e sarei venuto a trovarli.. Alle  15 il tempo  cambia all’improvviso il cielo diventa nero e minaccioso, è carico di pioggia  mi fermo immediatamente per indossare la tuta antipioggia , ma non faccio in tempo parcheggio la moto sotto un capanno, una ragazza mi invita a correre a ripararmi nel suo casolare. In un attimo arriva giù tanta di quella pioggia che mi mette paura e penso alla moto che ho parcheggiato su del terreno di terra rossa, la mia preoccupazione è che cada al suolo cedendo il cavalletto sotto la pioggia. Subito mi metto il casco e mi copro con una grande busta dell’immondizia , vado a sistemare sotto il cavalletto una lamiera .Rientro nel locale  zuppo come un pulcino. Dopo  mezz’ora  termina il diluvio, ringrazio la ragazza e proseguo a viaggiare. Alle 17 sono in albergo nella città di  Bougoni .Ho  internet, comunico mie notizie. Alle 7 del giorno successivo il tempo è buono , alle 9 lascio l’albergo. Alle 14 sono in Burkinafaso,  velocissimi i controlli in frontiera. Alle 15,30 a Oradara poco dopo  prendo la strada per visitare Befora ma vengo informato che ci sono 85 km di pista, per cui rinuncio , non posso rischiare di prendere un temporale e ritrovarmi a viaggiare nel fango, non potrei farlo nelle condizioni di carico che ho  .Per cui decido di proseguire per Bobod Dioulasso. La  prima cosa che faccio: un controllo minuzioso alla moto e dopo una doccia .Subito esco visitando la città; nel passeggiare incontro molti giovani per le vie, con alcuni mi metto a parlare .Le strade sono trafficate da moltissimi motorini  di fabbricazione cinese, alla guida giovani, donne,  uomini, chi da solo, chi in due, chi in tre e chi si porta il bambino legato dietro la schiena. Rientro alle 23,30.

 

17/07 Alle 7,30 sono sveglio, preparo la colazione e alle 8,30 parto. Alle 10,30 vedo un caratteristico villaggio all’interno della strada principale che sto percorrendo, è costruito in terra e mattoni, rimango attratto dalla moschea. Entro  ed incomincio a fare foto. Lentamente si avvicinano alcuni bambini che a poco a poco  diventano sempre più numerosi . Incominciano a cantare e ballare per me , mi chiedono  “cado”, che vuol dire regalo, ma purtroppo non ho più niente, ho già consegnato tutto  lungo il viaggio. Allora tiro fuori dallo zaino una bachet a quel punto avrò visto una trentina di mani che cercavano il pane .Sono rimasto colpito e lo ho diviso in parti per tutti. La maggior parte dei bambini sono scalzi e mal nutriti, vestiti miseramente ma sorridenti,  si avvicinano a me,  li accarezzo e da loro ricevo sorrisi canzoni e applausi. Li fotografo,  li riprendo con la telecamera,  vorrei offrirgli qualcosa ma no ho più niente. Sono cosciente che per un po’ ho portato gioia e curiosità ma il problema della fame resterà. Saluto tutti  e mi avvio  sulla strada principale, da dove continuo a salutare e cosi fanno anche dal villaggio.. Dentro di me penso che se  domando se non prendo ora l’ebola o altre malattie ne sarò immune per sempre.  Poi mi chiedo: prima di partire mi avvertivano per la poca sicurezza, terrorismo, ma dove?. Mi sento a mio agio e sereno sempre e ovunque. Alle 14 sosto per riposarmi e mangiare un po’ di pane, la strada non è più buona, presenta manto sconnesso e spesso buche. Percorro chilometri di terra battuta .

 

Il cielo è nuovamente nuvoloso. Prima di entrare nella capitale mi fermo per fare delle foto, nel frattempo mi vengono incontro due individui e mi chiamano per nome. E’ un piacere rivederli, due della Mauritania che ho conosciuto al porto in Marocco e che,  riconoscendo la moto, si sono fermati e mi sono venuti a salutare. Alle 16 sono a Bobo-Dioulasso , vedo un ottimo albergo, mi fermo  chiedendo il prezzo di una camera,  mi rispondono 50 euro, ne propongo 35,accordo fatto .La sera sono in giro fino alle 23,30, da solo,  non ho ancora mai incontrato un bianco, tranne una pasticciera Francese, nessun motociclista né  italiano né straniero.

Il giorno 16 luglio mi sveglio alle 7 accendo l’aria condizionata , mi faccio la barba,  mi cucino due uova e a seguire un caffè. Alle 8,30, prima di lasciare  l’albergo,  mi trattengo a parlare con alcuni inservienti e scambio alcune foto con loro. Li saluto e mi avvio .Dopo aver percorso oltre 150 km ,di cui  buona parte con fondo stradale scadente, faccio  sosta per pranzare e riposarmi. La temperatura è di 33 gradi. Alle 17 sono in Mali e alle 19 nella città di Koutialia.

 

Il giorno seguente alle 6,30 sono già in piedi, saluto gli amici che mi seguono sul web e alle 8 parto per Djenne.

Una volta lasciata la città percorro la strada del ritorno, vedo nel  cielo un grande nuvolone giallo e c’è  tantissimo vento. Si cominciano a sollevare polvere e sabbia , subito decido di tornare indietro e parcheggiare la moto mettendomi al riparo. Il tempo di percorrere 300 metri e posteggiare la moto e arriva una tromba d’aria. Tutte le persone che si trovano nel villaggio scappano nelle loro abitazioni e,  su consiglio di alcune signore,  trovo riparo in una casupola di mattoni. All’interno un signore con i suoi tre figli  mi fa accomodare e mi dice di aspettare che si calmi la tempesta. Sono le ore 13,  sono veramente preoccupato , perché penso  a cosa poteva succedere. Non si vede a distanza di un metro,  ho la sabbia negli occhi e in bocca . Anche gli animali cercano riparo stando attaccati alle pareti esterne delle abitazioni. Dopo il vento arriva la pioggia,  ma fortunatamente smette in breve tempo. Stabilisco di riprendere il viaggio, per spostare la moto mi faccio aiutare da un giovane, il quale mi  spinge. Faccio molta attenzione si è creato del fango ed il rischio di cadere è facile. Riesco a salire sulla strada principale e asfaltata e proseguo. Alle 18 sono in un albergo nella città di Segou avendo percorso oltre 600 km .

 

La prima cosa che faccio è pulire bene tutti i contatti elettrici e la moto che è piena di polvere rossa. Alle 21,35 mi metto a letto, stanco e provato dal viaggio della giornata, ma molto soddisfatto di aver passato un’altra dura esperienza.

Siamo al 18/07 alle 7,15, mi alzo, guardo dalla finestra ed osservo il cielo pieno di nuvole minacciose, velocemente mangio del pane e mi preparo un caffè , dopodiché parto. Le strade sono piene di acqua ed in alcuni tratti anche fango. Dopo poco la sorpresa,  percorro una strada di terra battuta di colore rosso, nella quale è presente fango .Faccio grande fatica a controllare la moto per non cadere per oltre 25 km .Finalmente la strada è  ottima e scarico i cavalli della Honda Crosstourer .Faccio una  sosta alle 14: la temperatura è di 30 gradi.  Proseguo per Didieni, le strade non sono più buone come le precedenti, ma rovinate e spesso con buche.

 

In alcune soste mi trattengo con i bambini ai quali offro del pane ed insieme facciamo delle foto .Alle 14,30 sono al posto di controllo della gendarmeria di Didiene, dove mi sono fermato all’andata del mio tour , una notte ospite dei militi .Mi vedono, mi trattengo un po’ con loro e ne sono contenti. Mi chiedono come è andato il viaggio e gli spiego a modo mio con cartina alla mano l’itinerario che ho percorso. Alle 20 sono a Deme, chiedo a dei signori se c’è un albergo ma mi rispondono di no. Dopo un breve colloquio avuto con loro chiedo  dov’è la gendarmeria per trascorrerci  la  notte . Neanche a farlo apposta uno di loro è un gendarme, mi dice di seguirlo e mi porta nella sua base. Mi fa preparare una brandina con materasso e custodire la moto sotto un gazebo. Mi  preparo la cena; loro mangiano della pasta e della carne , nell’occasione gli compro della coca cola e succhi di frutta come riconoscenza per la loro ospitalità. In seguito mi presentano al loro superiore in grado.

 

Il giorno dopo mi sveglio alle 5,30, dopo aver dormito magnificamente sotto le stelle. Mangio una banana e bevo del caffè. Saluto tutto lo staff della Gendarmeria e continuo a viaggiare. La sensazione è meravigliosa a quell’ora .Alle otto  faccio la mia prima pausa per nutrirmi, a questo punto un poliziotto mi viene incontro a piedi e mi saluta, mi aveva conosciuto nella dogana del mali dove avevo passato la notte. Viaggia con la sua automobile per arrivare a Burkina faso. Alle dieci sono a Bakel ( Senegal) mentre alle 19 a Ndioum. Chiedo ad un albergo il costo. Vogliono  il doppio di Dakar, per principio rifiuto.  Ritorno al distributore di benzina dove ho fatto rifornimento. Chiedo al gestore se posso passare la notte li. Mi autorizza e mi comunica che alle 24 chiude,  ma la notte c’è il guardiano che controlla .Mi danno un tappeto sul quale passare la notte, tolgo scarpe e calzini per far respirare i piedi doloranti e infiammati .Verso le 23 mi addormento. Alle due di notte mi sveglio per andare ad urinare ed ecco l’imprevisto dovuto ad una mia negligenza: metto il piede  destro nella scarpa,  sento un pizzico e tanto calore e bruciore ,di scatto e per reazione tiro fuori immediatamente il piede ed esce un animale simile ad uno scorpione. Lo uccido con la scarpa e lo osservo bene , non presenta pungiglioni. Lo faccio vedere al  guardiano e mi assicura che non è velenoso. Cambio postazione e me ne vado a dormire su un muretto fino alle 4,30 del mattino,  mi sveglia la preghiera proveniente dalla moschea e da un’unica persona vicino a me assorta nella preghiera  .Mi alzo, vicino a me non c’è  più nessuno, negozi chiusi .Neanche il guardiano. Nonostante ciò mi sento rilassato e tranquillo. Mi sposto da li e ritorno al distributore dove ho anche la moto , poco dopo la persona che pregava mi raggiunge e si mette nelle mie vicinanze, guardando la moto e me. Cerco di non dargli attenzione,  ma sono all’erta per eventuali sue intenzioni.. Nel frattempo si presenta il guardiano che cerca di allontanare l’estraneo prima con le buone , ma l’estraneo non se ne vuole andare,  a quel punto lo minaccia con una frusta, nonostante ciò non desiste. Abbandona la stazione di servizio solo quando più volte lo colpisce. Una volta che si è allontanato mi comunica che si trattava di un matto. Lo avevo capito anche io .

 

Ma dentro di me dicevo che  forse lo ero anche io, li in quella situazione, solo soletto in un villaggio sperduto.

Alle 7,30 parto e alle 11,30  finalmente lascio Rosso la dogana, tra Senegal e Mauritania. Ancora una volta grande  stress di oltre un’ora  per i soliti rompiscatole che  cercano di toglierti denaro con la scusa di aiutarti a risolvere le pratiche burocratiche. Alla fine ho il passaporto in mano e sono sulla moto, mi sento chiamare e fischiare probabilmente vogliono soldi il cancello è aperto,  faccio vedere che il mio passaporto è a posto , Apro il gas e via .Sono libero. Alle 11,30 sono a Nuokchott,   intorno alle 18 mi imbatto su una pista con presenza di sabbia. Per attraversare la pista di 15 km impiego oltre un’ora. I camion e macchine se ne fregano di me,  corrono ,impolverandomi e mandandomi addosso sabbia e polvere. Più volte rischio di cadere non avendo gomme tassellate ma prettamente stradali. Non faccio altro che lavorare molto con la frizione tra prima e seconda,  cerco di passare dove il terreno è molto duro. Camionisti e macchine al loro passaggio mi incitano ad andare avanti e non mollare. Nel frattempo osservo il cielo, aumenta la nuvolosità,  nonostante la stanchezza,  soprattutto sulle braccia, non demordo, non mi fermo .Solo dopo i 15 km, quando la strada è nuovamente buona, esulto come un matto, scendo dalla moto e bacio il suolo ringraziando il Signore. Risalgo in moto e” spalanco” il gas , pericoli di controlli alla velocità qui non esistono ed in poco tempo faccio molti chilometri. Viaggio fino alle 20, quando ad un posto di blocco dei gendarmi mi consigliano di dormire dove loro facevano servizio e di ripartire la mattina ,riposato. E’ la cosa più giusta ,anche perché c’è nuovamente vento e si sta facendo buio.

 

Ceno con del pane e bevo acqua. Mi sdraio al suolo vicino alla moto stendendo il telo della moto dove mi corico  .Ma nel pieno della notte il vento aumenta e fa freddo allora cosa faccio ? Entro nel telo e lo chiudo come un bozzolo. Spesso durante la notte mi giro e mi rigiro, anche perché la zona dove pernotto è piuttosto dura. Nei momenti che mi sveglio durante la notte  vedo i militi che controllano tutti coloro che passano .I Tir sono tantissimi.

Il 26/07mi alzo alle 6,30 e alle 7 parto ma prima di farlo saluto e ringrazio i presenti, per avermi dato la possibilità di aver trascorso la notte al sicuro. Alle 10 faccio una sosta forzata mi finisce la benzina .fortunatamente ho 30 litri di scorta. Slego la tanica da 20 litri che porto sul bauletto posteriore della moto e cerco di mettere la  benzina, ma il vento non avendo l’imbuto mi fa disperderla .Allora prendo la tanica da 10 litri con l’imbuto di serie e travaso questa .

 

Risistemo i bagagli velocemente e riparto .Godendomi il viaggio di ritorno , la temperatura anche oggi nel Sahara è bassa, 26 gradi.

Nel primo pomeriggio incontro tre motociclisti azione le quattro frecce e si fermano, sono italiani, uno mi segue e ce l’ho come amico su Face book; sono diretti a Nuokchott, facciamo quattro chiacchiere, delle foto, per poi   salutarci ognuno riprendendo la propria strada: loro a sud io a nord. Dopo un po’ in sosta ad un benzinaio incontro un Marocchino che avevo notato con  la sua moto al confine tra Marocco/Mauritania, rientra dal Senegal.  Continuiamo insieme il viaggio fino a tarda sera con il buio .Arrivati in città, ma non ne  ricordo il nome,  andiamo in un campeggio con camere. Ognuno prende la propria. Il tempo di farsi la doccia e via in città. Vede il locale più adatto e ci facciamo una grande mangiata .

22/07 alle 7,30 mi alzo, dopo aver fatto colazione carico le mie valigie sulla moto, nella circostanza conosco una coppia di belgi che si complimentano per il mio tour. Dopo  un ‘oretta riparto, lasciando dormire nel suo bungalow il biker marocchino che vive in Francia, ci eravamo già salutati la sera dopo cena. Alle 14 faccio una prima sosta,  la temperatura è di 24 gradi ,ma c’è nuovamente tantissimo vento e spesso sulla strada trovo sabbia .Continuando a viaggiare, ad un certo punto mi trovo in mezzo tra l’immenso Oceano alla sinistra e alla destra il Sahara. La mia vista è maggiormente attratta dall’Oceano,  di deserto ne ho visto tanto e sono stufo. Alla 18,30 una pattuglia della polizia Marocchina mi ferma, facendomi vedere all’autovelox che avevo superato il limite di 15 km /orari. Chiedo quant’è la sanzione, mi rispondono 50 euro, replico che non li ho e che posso pagare 200 dinari .Li consegno e vado verso la moto ma ci ripenso, torno indietro e mi dirigo verso la loro macchina guardando con insistenza la targa , il poliziotto mi chiama e mi parla. Nel frattempo guardo con insistenza il numero del distintivo e cosi faccio subito dopo con l’altro suo collega nel momento che sopraggiunge. Giro le spalle e me ne vado.

 

Il poliziotto che aveva preso i soldi mi chiama e a mano chiusa mi riconsegna stropicciato il denaro. Salgo in moto e me ne vado. Dopo un po’ trovo una meravigliosa camera di un camping,  sono il solo , ne approfitto per fare bucato. Dopo faccio la doccia e nel frattempo viene su il proprietario che mi offre la cena, accompagnata da ottimi e abbondanti datteri.

 

Il Giorno successivo, prima di lasciare il motel, mi complimento nuovamente con il proprietario per lo splendido posto e la bellissima costruzione, oltre al confort della  camera e della cena offertami. Gli lascio un  depliant del mio sito internet  comunicandogli che metterò alcune foto della residenza sul blog , lui  mi ricambia con bigliettini illustrati del campeggio da dare ai miei amici.  Alle 11,30 faccio una tappa per mettere carburante alla moto  e mangiare un gelato. Mi trovo in autostrada a 130 km da Marrakech. Alle 20 sono a Tangeri, parcheggio la moto insieme ad alcune macchine. Qui la polizia doganale scannerizza tutti i mezzi. Dopo l’operazione controllo passaporto mi dicono  di  andare e, velocemente  raggiungo la biglietteria .che mi conferma che la nave sta partendo. Subito salgo sulla moto e arrivo alla nave. Alle 24 sono ad Algesiras .Viaggio tutta la notte facendo sosta alle ore 1,30 per mangiare e bere una bevanda energetica. Altra sosta a Murcia alle 6,30 per prendere un caffè .Nonostante le ore di viaggio mi sento benone. Nella nottata ho percorso 552 km. Arrivo a Barcellona nel primo pomeriggio.

 

Vado al porto e all’agenzia di viaggio, chiedo se  la mia partenza può essere anticipata avendo il biglietto per il 2 agosto. Controlla, mi conferma ma c’è una penale di 60 euro .Confermo lo stesso. Nell’attesa che la nave parta alle 22,30, vado nei bagni portuali e mi do una bella lavata da capo a piedi, cambiandomi completamente. Esco con un aspetto meno zingaresco. Il 25 Luglio alle 18 Sbarco nel porto di Civitavecchia e alle 19,30 sono  a casa a Roma avendo percorso tra andata e ritorno oltre 13.000 km .

 

Colgo l’ occasione per ringraziare gli sponsor che hanno aderito al Tour .

Amphibious, Acerbis, Alta Quota, Bergamaschi, Bertoni, D’Amico Design, Forbikes, Gubellini, Lightech, Mafra, Metzeler, Motocentro Marconi, Nolan, Putoline, Piccari Moto, Pronto Visto, Rinolfi, SIXS, Teknoselle, Vendramini

 

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