Diario di viaggio 2015

Diario di viaggio in moto Roma Giappone

 

27/06/2015

Finalmente il giorno della mia partenza.

Alle ore 10,00 parto da Roma percorrendo l’autostrada  A1 e alle 17,00 raggiungo Portogruaro dove ad accogliermi c’è l’amico Denis, una persona davvero gentile che mi accompagna in un  albergo che già ha prenotato .

 

Parcheggio la moto nel garage dell’albergo,  salgo in camera, lascio i miei bagagli e faccio una doccia rigenerante: sono di nuovo in forma!   Nonostante la pioggia, decidiamo di uscire lo stesso e, in sella alla moto del mio amico, raggiungiamo  Lignano  Sabbia d’oro . Ci fermiamo in uno dei tanti locali del centro,sorseggiamo una birra e scambiamo quattro chiacchiere. All’ora di cena entriamo in un ristorante e gustiamo un’ottima pizza. La serata con gli amici trascorre in allegria. Appena in piedi, accuso fitte al polpaccio destro, provo a camminare ma esse si fanno più lancinanti che mai. E’ da una settimana che mi trascino il dolore, forse uno strappo muscolare provocatomi mentre parcheggiavo la moto. Ora riaffiorano  in modo esagerato e  si accentuano  sempre più.

 

La terapia farmacologica con decontratturanti e antinfiammatori prescritta dal medico curante, non è stata efficace. Gli amici, vedendomi in queste condizioni, mi consigliano di recarmi al pronto soccorso. Per fortuna i tempi di attesa sono brevissimi, il medico mi visita e mi fa anche un’ecografia. L’esito è negativo, nessuno strappo, solo un’evidente contrattura muscolare. Mi viene spalmata una crema antidolorifica su tutta la gamba e mi viene fasciata fin sopra il ginocchio. Il medico però mi consiglia di tenere la fascia per almeno cinque giorni. Il morale è buono, ma mi preoccupano i tanti chilometri che dovrò  affrontare  e  la  moto carica all’inverosimile. Il giorno dopo, sveglia alle 6,00 : mi alzo,predispongo i bagagli sulla moto e alle 7,30 quando tutto è pronto, faccio colazione.

 

Nel frattempo mi raggiunge Denis, disponibile come sempre , mi accompagna fino al casello autostradale. Lo ringrazio per la sua ospitalità e gli prometto che al rientro dal tour, mi fermerò  per qualche giorno. Lo saluto con un forte abbraccio, poi dritto verso l’autostrada. La moto acquista sempre più velocità, la strada sembra tutta mia: Il viaggio, il mio ennesimo viaggio, è ufficialmente iniziato!!!!!!  In sella percorro chilometri e chilometri di autostrada, alle 16,00 sono a Budapest e alle 21,00 in Ucraina. La sera sono stanco, ho  i muscoli indolenziti, i chilometri “macinati” sono stati tanti. Ho solo voglia di cenare e andare a dormire. Il primo alloggio che trovo è mio: una camera al prezzo di 20,00 euro.  Il mattino seguente,  mi sveglio  con  il  braccio destro completamente bloccato e con  forti crampi al polpaccio sinistro.

 

Sono  preoccupato ma anche molto spaventato,  l’itinerario che ho  pianificato per la giornata  è uno dei più impegnativi. Ingerisco integratori contenenti sodio e potassio e immediatamente  provo  sollievo.   Oggi la temperatura non supera i 20 gradi, il cielo è nuvoloso e minaccia di piovere. Adeguo l’attrezzatura, faccio colazione e raccolgo tutto il mio coraggio,  alle 9,30 parto alla volta di Ternapol. Durante il viaggio le nuvole si fanno minacciose e  la pioggia che non tarda ad arrivare, mi accompagna per tutto il viaggio. Alle 12,30 mi trovo a 80 Km da Ternapol. Il paesaggio è stupendo, anche il cielo è meraviglioso.

 

Approfitto del bel tempo e aumento la velocità. Sento una sirena, è una pattuglia della polizia che mi segue. Sono in fase di sorpasso sulle doppie strisce continue. Imploro il Signore che non ce l’abbiano con me. Accidenti, mi fermano! Gli agenti mi contestano un’infrazione al  codice della strada con una multa di oltre 100 euro. Spiego loro  di non portare soldi cash in tasca, insistono per  accompagnarmi al bancomat per  ritirare il denaro, gli faccio capire che non lo possiedo, alla fine  vogliono che li segua in caserma.  La situazione si fa subito complessa e, per non perdere tempo, offro loro 40,00 euro che accettano e mi lasciano andare. Riprendo il viaggio molto amareggiato, prestando più attenzione al codice della strada.  Il 30 giugno nonostante i molteplici controlli della polizia ucraina,  aumento nuovamente l’andatura della moto  mettendomi dietro alle auto che  ormai chiamo apri pista. Alle 19 sono sul confine Russo .

 

Per risolvere le pratiche burocratiche in dogana,  impiego oltre 2 ore. Mai si è verificata   una tale attesa, neanche nei miei sei precedenti tour in Russia. Certamente il tutto è dovuto ai molteplici dissapori politici  tra Russia e Ucraina. Un doganiere quando scopre che sono un cittadino italiano, mi aiuta a compilare  la documentazione  richiesta in lingua russa.  Mi controllano il passaporto e i documenti della moto, ispezionano i bagagli e finalmente mi lasciano andare. Vado avanti nella notte, percorro altri  30 Km, poi mi fermo in un albergo e chiedo una camera, ma l’albergatore dispiaciuto mi dice che è al completo. Sono le 23,10 proseguire il viaggio  non è il caso,  sono stanco e affamato . Intravedo un posto di blocco della polizia , chiedo se posso dormire nelle vicinanze, me lo vietano. Non mi resta che continuare.  Al primo distributore di benzina, mi fermo. Un vigilante mi lascia sostare in un angolo della piazzola, mangio del tonno in scatola, bevo dell’acqua,  mi sdraio a terra vicino alla mia Honda Crosstourer e usando lo zaino come cuscino, sprofondo immediatamente nel sonno fino alle 4 del mattino.

 

Mangio velocemente dei biscotti integrali ,prendo un caffè e riprendo il viaggio. Percorro diversi chilometri ma la stanchezza è ancora tanta, accuso sonno, mi fermo  in  una piazzola e dormo un po’. Riprese le forze riparto, ma poco prima di arrivare a Samara mi fermo per pernottare . E’ il 3 Luglio. Mi alzo dal letto, accuso dolori alle mani e alle anche. Il giorno  precedente ho viaggiato su strade  secondarie con buche e sassi. Riprendere il tour è duro ma Vladivostock  è ancora molto lontana. Non posso permettermi di arrivare tardi, il traghetto c’è una sola volta a settimana. E’ meglio dare gas alla moto e anticipare i tempi. In questo tratto attraverso gli Urali una catena montuosa che separa l’Europa dall’Asia per una lunghezza di 2000 km e per una larghezza di 160 km .

 

Alle 22,00  sosto in un Motel che si trova a un centinaio di Km da Kurgan, costo della camera 1500 Rubli .  Ceno e  vado a letto. Il 4 luglio mi sveglio alle 6,00 , è ancora brutto tempo, piove. Non ho voglia di alzarmi, e resto al letto fino alle 8,00 . Faccio colazione, poi saldo il conto. Mi rimetto in viaggio con un adeguato abbigliamento  e percorro ben 470Km sotto una pioggia battente. Distratto, sbaglio strada  e arrivo  ai confini con il Kazakistan , percorrendo 16 km in più del previsto. Riprendo la strada verso Omsk,  attraversando la Russia e non il Kazakistan. Le strade sono principalmente attraversate da tir .

 

Sono le 15,00 la pioggia non accenna a smettere, mi fermo in un Motel. Stringo amicizia con alcuni motociclisti russi con i quali trascorro l’intero pomeriggio. Essi restano meravigliati del mio viaggio in solitaria. Alle 21,00 sono in camera, ceno e vado a letto. Il giorno seguente:  sveglia alle 7,00  faccio   colazione e di nuovo in strada.  In tarda mattinata mi fermo per qualche minuto e mangio un panino. Un motociclista residente in Estonia, si avvicina, scambiamo quattro chiacchiere e mi dice che a  Vladivostock  c’è sole e mi assicura che le strade sono buone. Dopo  un po’ sopraggiungono altri tre motociclisti, sono italiani, della città di Bergamo, vanno ad Ulaanbaatar in Mongolia. Parlo un po’ con loro poi riprendo il lungo viaggio  fino alle 21,00.

 

Alloggio in un Motel a circa 200 km da Kemorovo. Nei giorni successivi viaggio  ad una media di 900 km al giorno . La sera del 7 luglio  non trovo  né motel né alberghi. Proseguo, vedo una stazione di servizio, mi fermo e chiedo al gestore se posso dormire nelle vicinanze, me lo vieta. Una  persona lì presente, mi chiede se ho bisogno di un alloggio per dormire ,  rispondo di si e chiama un suo amico al telefono. Immediatamente lo sconosciuto mi raggiunge con la sua moto e mi invita a seguirlo .E’ il  presidente dei biker della città in cui mi trovo .Mi porta nel suo bunker e lì incontro altri motociclisti, che mi offrono da mangiare e bere. Alle 23,00 ognuno si ritira nella propria abitazione, chiudendo a chiave il cancello principale e quello dove alloggio. Passo la notte completamente al sicuro ma anche barricato senza via d’ uscita. Ciò  mi preoccupa un po’, perché  in caso di incendio o altro pericolo non posso scappare:  ci sono grate di protezione ovunque . La stanchezza mi aiuta a non pensarci, infatti mi addormento immediatamente .Il giorno dopo  alle 8,00 viene il Bikers e dopo aver fatto  colazione insieme,  mi accompagna sulla strada principale .

 

Alle 9,30 sono sul lago Bajkal che rivedo per la seconda volta, la prima fu nel 2008 viaggio nel quale arrivai in Mongolia. Questo lago immenso è il più profondo al mondo 1637 metri , per percorrere le sue coste ci vorrebbero più di tre mesi , costituisce il 20% dell’acqua dolce dell’intero pianeta. Nel pomeriggio incontro un motociclista che  mi accompagna in banca per cambiare degli euro in Rubli, lo ringrazio offrendogli  da bere  e riprendo il viaggio. Durante il percorso incontro spesso strade con il manto stradale sconnesso. Alle 18,00 sono a circa 300 km da Chita mi fermo in un motel. Approfitto per sostituire le pasticche ai freni  e fare un controllo generale alla moto. Alle 22,00 ceno e alle 23,00 vado a riposarmi. E’il 9 Luglio, anche questa mattina mi sveglio di buon’ora: sono le 5,20, la giornata è meravigliosa. Faccio  colazione, pianifico l’itinerario giornaliero e alle 6,30 parto .Alle 9,00 è necessaria una prima sosta, mangio del tonno in scatola, bevo un caffè e subito torno in sella. Ho già percorso 283 km , le strade adesso sono migliori,  posso aumentare la velocità . Alle 10,30 altra  sosta sotto una pensilina  di una fermata degli autobus. Sono trascorsi 12 giorni dalla partenza e ho totalizzato ben 9911 km. Alle 11,30 altra sosta. Sono a 67 km da Chita .Alle 15,00 ulteriore sosta, mancano 3000 km a Vladivostock.

 

Nonostante la buona viabilità, la fatica  si sente e predomina il sonno. In queste zone  non si vedono tir e il traffico è scarso rispetto a prima. In una sosta incontro e conosco un russo di nome Marx  Viaggio con  lui e, dopo aver percorso in sua compagnia oltre 1000 km , ci fermiamo presso alcuni motociclisti suoi amici che ci ospitano offrendoci la cena e un letto per dormire. Purtroppo però non posso fare una doccia .Il giorno seguente alle 6,00 suona  la sveglia , ma vedo Marx che dorme, mi rimetto giù, dopo un’ora suona la sua ma non si alza, continua a dormire e cosi faccio anche io, ci alziamo alle 8,00. Alle 10,00 partiamo e alle 13,00  facciamo una prima  sosta, abbiamo percorso 250 km.  Mangio 2 uova , dell’insalata russa,  del purè,  bevo molta acqua minerale e concludo il pranzo con una buona tazza di caffè. Riprendiamo il viaggio ad una temperatura di 36 gradi, l’asfalto è bollente e il vento caldo mi entra nel casco come un phone puntato in faccia. Nel primo pomeriggio, due automobilisti forse distratti, quasi ci investono. Marx fa inversione di marcia  per inseguirli  io subito  lo seguo .Una volta raggiunti, vedo il mio amico  discutere animatamente con i conducenti delle auto, a quel punto intervengo per evitare il peggio. Alle 16,30 Marx riceve una  telefonata, mi  passa il cellulare è Adriano, un  amico di facebook.  Si trova in Pamir  ma a causa del radiatore danneggiato ed  altri problemi sopraggiunti,  deve tornare immediatamente in Italia.

 

Sentire una voce familiare quando si è fuori casa,  fa molto piacere. Lo saluto e gli auguro un buon rientro. In compagnia di Marx  viaggio fino al tramonto poi ci salutiamo, io continuo per Vladivostock , mentre lui prosegue per un’altra località. Alle 20,00 sono in un Motel, faccio subito una doccia  fredda , tutto il giorno ho viaggiato ad una temperatura di 36 gradi. Il giorno 12 luglio  sono a Vladivostock e rimango in città per  tre giorni. Ho percorso 13.000 km . Oggi  14 luglio  sono al porto, devo  imbarcare  la moto. Consegno le chiavi agli addetti al trasporto e torno in albergo. Il giorno  successivo ritorno  presso la dogana russa per le dovute pratiche di imbarco,  il controllo è estremamente esagerato solo perché  un foglio del passaporto è leggermente rovinato. Mi fanno  attendere in una saletta e verificano la mia identità.  Forse i molti visti sul passaporto  hanno  suscitato  sospetti. Dopo 45 minuti di estenuante attesa, stress e nervosismo mi lasciano passare chiedendomi scusa. Superata la dogana prendo sistemazione nella cuccetta della nave, dove ci sono altre sette persone,  socializzo con due Giapponesi , un turco ed un italiano, quest’ultimo  Piero  sposato con una giapponese , vive a Okinawa dove ha aperto un ristorante. Alle 17 vado a fare un giro nei locali della nave. In una stanza vedo dei coreani  che mangiano,  bevono e si divertono in modo euforico, forse a causa del troppo alcool!  Mi fermo e chiedo  se posso fotografarli e riprenderli con la telecamera , mi autorizzano e mi offrono anche la cena.

 

Il giorno dopo, in compagnia di Piero, faccio una buona  colazione a base di biscotti e caffè. Poi preparo i soldi per la tassa di circolazione : 240 dollari per la moto e 60 dollari per me. La sera, al ristorante mangio del pesce condito con molte spezie e mi disturba lo stomaco poi vado in bagno e sto già meglio. Rimango ancora un po’ a fare due chiacchiere in compagnia  di Piero e dei giapponesi,  poi mi ritiro per dormire. Giovedì 16 Luglio sono in Corea,  soggiorno in un motel meraviglioso con vasca idromassaggio, frigobar incluso, televisore ed altri confort al costo di 50 euro In Italia  avrei speso il quadruplo .Il giorno successivo  per errore entro in autostrada, subito mi bloccano e mi fanno uscire su una strada secondaria . In Corea del sud,  i motociclisti non possono circolare  in autostrada . Alle 18 sono a Daejeon, bellissima città,  la quinta più grande della Corea. Nei giorni successivi visito l’intero Paese, ma la città più bella e affascinante è Busan.

 

Mi sorprendono soprattutto la gentilezza e la cortesia che adoperano  nei confronti dei turisti. Nei distributori di benzina ad esempio, i gestori  mi offrono  bottigliette d’acqua fresca senza pagarle e sono pronti ad aiutarmi per qualsiasi difficoltà.   Attraverso la Corea per oltre 3000 km, poi, due giorni  prima dell’imbarco, sosto nella città di Sokcho e visito Seoraksan National park, ed il tempio Sinheungsa .Il 23 Luglio parto da Donghè uno dei porti della Corea del sud  e sbarco nel porto di Sakaiminato  in Giappone. Raggiungo una Toilette per cambiarmi,  mi tolgo la tuta da viaggio e  indosso  pantaloncini , maglietta e ciabatte . Fa  molto caldo, la temperatura supera  36 gradi e c’è molta umidità. Nelle prime ore del pomeriggio verso le  15,00 mi reco all’ufficio ACI di Matsue, città che dista dal porto circa un’ora  . Durante il percorso , mi accorgo che le soste ai semafori rispetto a noi, durano molto di più e l’attesa è stressante.  La temperatura rilevata dalla moto è di 40 gradi. Anche in Giappone, per circolare liberamente con la moto, devo sbrigare pratiche burocratiche. Mi consegnano il carnet de passage tradotto in lingua giapponese, patente  e assicurazione. Parto subito dopo per Tokio viaggiando fino all’una di notte.  Sosto in un parcheggio per Tir , compro una bevanda e mi sdraio al suolo per riposare qualche ora. Sono a 200 km da Tokio. Alle 7,00 del mattino sono a Tokio e alle 7,30 sono davanti all’officina dove la Metzeler mi ha fatto trovare i pneumatici di ricambio .

 

Lascio la moto per il cambio gomme e approfitto per andare in giro per la città. Durante la settimana di soggiorno in Giappone visito: Osaka, Hiroschima, Nara ed altre ancora, oltre alla zona delle Alpi .Tanto sono le cose che mi colpiscono di questa magnifica nazione: il traffico automobilistico ordinato e civile,  il rispetto delle regole, l’educazione, il comportamento e la disponibilità dei giapponesi. Anche gli  automobilisti fumatori quando si fermano negli autogrill,  si recano nelle aree riservate e solo qui accendono  la sigaretta e fanno cadere le ceneri in alcuni contenitori, poi  gettano la cicca in alcuni recipienti contenente acqua .Il 28  luglio è un grande giorno, l’emozione mi travolge! Grazie a Honda Italia sono in visita alla Honda a Kumamoto. Mi ricevono un Italiano e tre ingegneri, tra loro c’è anche l’ingegnere che ha progettato la Honda Crosstourer.In mattinata, mi fanno visitare i padiglioni della fabbrica . Gli operai come fossero chirurghi, operano sulla catena di montaggio  con professionalità e serietà nel massimo silenzio . Noto una organizzazione severa e rispettosa nella fabbrica Honda, ma anche tanta pulizia e ordine.

 

Dopo aver visitato alcuni padiglioni dello stabilimento, vado a pranzo con un gruppo di ingegneri che mi fanno da Cicerone. In sala mensa, rimango sbalordito per il silenzio che regna, nonostante fossimo oltre 200 persone .  Prendo del cibo e mi metto in fila  dietro ad alcuni operai . Un ingegnere mi accompagna su un’altra fila dove si trovano le persone che hanno scelto il mio stesso menù. Tre sono le corsie , esse sono evidenziate al suolo da strisce di colore diverso e, ognuna accede alla cassa del menù scelto. Così organizzati, ogni operaio può mangiare con calma e sfruttare al meglio l’ora di pausa. Prima di ripartire, ringrazio tutta l’equipe della Honda per avermi accolto con tanto entusiasmo. Il 1 Agosto lascio il Giappone imbarcandomi dal porto di Sakaiminato. In nave conosco un Giapponese, Sakurato  che mi fa compagnia fino a Vladivostock. Nel porto di  Donghè,  la mattina del 2 Agosto, viene a trovarmi il bikers Paul amico virtuale su facebook con la propria signora .Parcheggia la sua moto al porto, chiama un taxi perché piove, ed  insieme raggiungiamo un ristorante coreano dove sono loro ospite.

 

Terminato il pranzo, mi riaccompagnano al porto e mi  fanno compagnia fino a quando non entro in dogana. Il 3 Agosto sono al porto di Vladivostock , pernotto nello stesso motel del viaggio di andata. La mattina dopo,  alle 9,00 raggiungo il porto insieme a Sakurato e risolviamo le pratiche burocratiche per ritirare le nostre moto. Partiamo nonostante la pioggia. Per buona parte della mattinata viaggiamo insieme, poi ci salutiamo. Sakurato prosegue per  Magadan io continuo per la Siberia . Mi piacerebbe fargli compagnia ma altri 8000 km in più tra andata e ritorno, non mi permetterebbero di tornare in Italia con gli stessi pneumatici. Durante il viaggio tante sono le persone che incontro e tutte restano meravigliate del mio tour e del mio viaggio in solitaria. Essi mi salutano alzando il braccio a pugno chiuso, portandolo al cuore , mi stringono spesso la mano e si complimentano con me.

 

Molta la solidarietà e la meraviglia nei miei confronti. Mentre  sono  seduto nelle vicinanze dell’ingresso di una stazione di servizio, un giovane russo uscendo, mi offre biscotti ed acqua, mi sorride e mi saluta alzando il  braccio a pugno chiuso. La notte dell’ 8 agosto, più volte mi sveglio a causa dei forti dolori che accuso ai polpacci. Il mattino successivo  mentre sfreccio in direzione Ulaude vedo moltissimi incendi. Alle 16,00 sono nuovamente nei pressi del grande lago Bajkal.Il giorno dopo, durante l’ennesimo viaggio percorro strade con il fondo dissestato costituito da sassi, grande è la tensione ma viaggiando a passo d’uomo evito il peggio. Fortunatamente non piove! In queste zone le abitazioni sono tutte costruite in legno. Gli abitanti già ad agosto fanno rifornimento della legna per il lungo inverno, perché le temperature arrivano a meno 50 gradi.

 

Viaggio fino alle 19,00  poi  mi fermo in un Motel. Conosco quattro bikers della Slovacchia.Il 10 Agosto, in compagnia dei bikers slovacchi, parto  in direzione di Novosibirsk. Viaggiamo a 90 km orari. Prendiamo molta pioggia e freddo e alle 20,00 facciamo sosta in un Motel.

 

Il giorno dopo percorriamo insieme solo un tratto di strada, poi ci salutiamo ed ognuno prosegue per la sua destinazione. Il giorno successivo mi fermo in un motel e dopo aver lavato la t-shirt, la metto ad asciugare sul termosifone acceso. Il giorno seguente mi alzo alle  5,00 e, per colazione  mi preparo un piatto di riso. Alle 6,00 parto, in due ore riesco a percorrere solamente 53 km per le pessime condizioni del manto stradale. La temperatura è di 10 gradi. Alle 19,00 alloggio in un motel sugli Urali, dove ho già alloggiato nei  precedenti viaggi . Dopo  cena mi intrattengo nelle vicinanze, poi alle 22,00 mi ritiro in camera. Il 15 Agosto passo per Voronez e alle 19,00 sono in un motel vicino a Belgorod , faccio amicizia con delle ragazze russe con le quali trascorro una serata in allegria . Il giorno seguente mi alzo alle 5,30 e alle 8,00 attraverso la dogana Russa e alle 9,30 sono in Ucraina .Viaggio per oltre 600 km , sono piuttosto stanco, finalmente vedo un motel, mi fermo, ceno e vado a dormire. Il 17 Agosto percorro strade secondarie dissestate e vedo anche zone interne dell’ Ucraina dove gli abitanti vivono ancora condizioni  di disagio. Il brutto tempo e la pioggia rendono il paesaggio ancora più disastrato. Alle 9,30 del giorno successivo sono al confine Ucraina –  Russia .

 

Un doganiere rimane sbalordito per i molteplici visti che ho sul passaporto e si congratula del mio  viaggio in solitaria e della moto. Mi  saluta e mi riconsegna il passaporto stringendomi la mano. In Ungheria i viaggiatori sono sottoposti a innumerevoli controlli da parte della polizia, per verificare  il pagamento(vignetta) del pedaggio autostradale. Continuo il viaggio fino in  Slovenia ma purtroppo comincia a piovere .

 

Il 18 Agosto mentre percorro il viaggio di ritorno verso l’Italia, incontro Piercarlo di Milano, un amico motociclista . Facciamo sosta in un autogrill, lui mi offre un caffè e conversiamo per un’oretta. Il 19 Agosto sono in Italia, ospite di alcuni amici nella zona di Villotta di Chion, sono Carla, Catia  e nuovamente Denis. Raggiungo poi Ferrara, Bologna e rientro a Roma il 24 Agosto. Il tour in solitaria si è concluso ma già penso al prossimo.Il viaggio tra andata e ritorno è durato sessanta giorni per un totale di 36.000 in solitaria .