Il 4 Settembre parto da casa.

La moto è pronta, i bagagli sono sistemati e, come sempre, dentro le borse c’è un po' di tutto quello che può servire a un viaggiatore…e anche qualcosa che probabilmente non servirà mai! Ma c’è una cosa che non dimentico mai: quaderni, penne e giocattoli. Li porto con me in ogni viaggio, perché sulla strada non porto soltanto me stesso: mi piace lasciare un piccolo ricordo alle persone che incontro, soprattutto ai bambini. Parto con quella sensazione che conosco bene: quando finalmente lascio casa alle spalle, la testa comincia a viaggiare ancora prima della moto. La destinazione è il porto di Civitavecchia. Alle 17 sono già al porto sistemate le pratiche, comincio ad aspettare la partenza. Nell’attesa conosco Roberto e suo figlio  quest’ultimo  è diretto  in Tunisia mentre il padre è diretto in Algeria .Quando scopre che sono stato cinque volte in Algeria, Roberto comincia a farmi alcune domande sul viaggio .Ne approfitto volentieri per dargli informazioni, raccontargli qualche esperienza e consigliargli alcune cose che avendole vissute personalmente  penso possano essergli utili .E’ sempre bello incontrare altri viaggiatori : basta parlare di una destinazione, in pochi minuti, sembra di conoscersi da sempre .La strada crea subito una certa complicità. Guardo la moto, guardo il mare e penso che ancora, una volta sono pronto a partire. Davanti a me c’è la Tunisia. Dietro di me Roma, la casa, le abitudini e tutto quello che per qualche giorno posso tranquillamente mettere in pausa. Adesso incomincia il viaggio. E come ogni volta che salgo in sella, non so esattamente cosa troverò lungo la strada. Ed è proprio questo il bello.

Arrivo il giorno 5 intorno alle 11 al porto della Goulette (Tunisi). Qui risolvo tutte le pratiche burocratiche e raggiungo La Marsa, dove trascorro la notte. È la prima tappa del mio viaggio sulla terra tunisina, un momento in cui finalmente posso lasciarmi alle spalle il viaggio in nave e iniziare davvero la mia avventura in moto

Il 6 Settembre arrivo a Sousse , dove decido di fermarmi per due notti .E’  passato un anno dall’ultima volta che ho visto questa città e , appena ci rimetto piede , provo quella strana sensazione che si ha quando si torna in un posto conosciuto : sembra tutto familiare , ma allo stesso tempo ogni angolo ha qualcosa di nuovo raccontare .Sousse mi appare ancora una volta bellissima .Il mare , il lungomare , le strade piene di vita e quel continuo movimento di persone , motorini , taxi e venditori danno alla città un’energia tutta sua. Ma è soprattutto la Medina a conquistarmi. Entro nelle sue stradine e sembra di fare un salto indietro nel tempo. La Medina di Sousse è un labirinto di vicoli stretti, case bianche, porte e, naturalmente, dopo pochi minuti non so più dove sono …ma questo fa parte del divertimento! Camminando incontro negozi di artigianato, tessuti, ceramiche, profumi, spezie e oggetti di ogni genere. I commercianti salutano, qualcuno prova a farmi entrare nella propria bottega e io, da buon viaggiatore, cerco di guardare tutto senza farmi catturare dal famoso “prezzo speciale per l’amico italiano “! La Medina è circondata dalle sue antiche mura e conserva ancora oggi un’atmosfera particolare. Passeggiando si incontrano luoghi storici come il Ribat, l’antica fortezza -monastero che domina la città, e la Grande Moschea, con le sue massicce mura che sembrano più quelle di una fortezza che di un luogo di culto. Mi fermo spesso, a osservare la vita quotidiana .E’ questo che mi piace dei viaggi: non soltanto, vedere i monumenti , ma guardare la gente ascoltare i rumori , sentire i profumi e lasciarmi sorprendere da quello che succede intorno a me .Poi torno verso il mare .Il contrasto è bellissimo : da una parte la storia , le mura e i veicoli della Medina ; dall’altra il Mediterraneo , aperto e luminoso .Il 7 Settembre continuo a girare per Sousse con la curiosità di chi vuole rivedere una vecchia conoscenza. Dopo un anno la città mi sembra ancora piena di fascino. Scopro angoli che forse la volta precedente avevo attraversato distratamene e mi concedo il lusso di andare senza fretta. Sousse è una città che non ha bisogno di mettersi in posa per essere bella. La sua bellezza sta proprio nel miscuglio di antico e moderno, nel profumo delle spezie, nel rumore dei mercati, nel bianco delle case e nel blu del mare. E mentre passeggio penso che, dopo tanti viaggi, una delle cose più belle sia proprio questa: tornare in un luogo già visto e accorgersi che non è mai veramente lo stesso. Dopo aver salutato Sousse, l’8 Settembre riprendo la moto e mi dirigo verso sud, destinazione Djerba, l’isola tunisina che da tempo avevo voglia di rivedere. La strada cambia lentamente davanti ai miei occhi. il paesaggio diventa più arido, i colori più caldi e il mare torna a essere il grande compagno di viaggio. Arrivo a Djerba, l’isola più famosa della Tunisia, e appena metto piede sull’isola mi sembra di entrare in un altro mondo. Qui il tempo sembra avere un ritmo diverso: più lento, più tranquillo, quasi come se anche gli orologi avessero deciso di prendersi una vacanza. Djerba è un’isola di palme, di strade tranquille, di case bianche e di profumi che arrivano dal mare. Dopo i giorni trascorsi a Sousse, cambiare completamente atmosfera è quasi come iniziare un altro viaggio. Appena arrivo, mi lascio conquistare dal paesaggio. Le palme sembrano accompagnarmi lungo la strada e, in sella, attraversare Djerba diventa un piacere. Qui il tempo sembra scorrere più lentamente: niente fretta, niente corse. Solo la strada davanti a me e la curiosità di scoprire cosa ci sarà dietro la prossima curva. Djerba famosa anche per i suoi villaggi, per le moschee bianche e per quelle piccole strade dove capita di incontrare persone che ti salutano con un sorriso. Io, naturalmente, non riesco a passare inosservato con la mia moto e il mio modo di viaggiare. Ogni tanto qualcuno si ferma a parlare, come succede spesso nei miei viaggi, una semplice sosta può trasformarsi in una nuova conoscenza. Passeggiando, mi guardo intorno e penso a quante volte sono passato in questi luoghi e a quante storie può raccontare una terra come la Tunisia. Ogni viaggio è diverso, anche quando torni in posti già conosciuti. La sera arriva quasi senza accorgersene. Il caldo comincia a diminuire, le palme ondeggiano lentamente nel vento e io mi godo questo momento di tranquillità. Sono lontano da casa, ma stranamente mi sento a casa. Il giorno dopo riparto e continuo a esplorare Djerba. È proprio questo il bello di viaggiare su due ruote: non devi necessariamente avere una meta precisa. Puoi scegliere un itinerario solo perché qualcosa ha attirato la tua attenzione. Attraverso piccoli centri abitati, scopro botteghe, mercati e persone intente nelle loro attività quotidiane. La Tunisia che amo è anche questa: quella lontano dai grandi alberghi, quella delle persone comuni, dei saluti, delle chiacchiere improvvisate e dei piccoli gesti. Come sempre, nel mio bagaglio non porto soltanto gli effetti personali. Con me viaggiano anche i miei quaderni, le penne e i giocattoli che porto ai bambini che incontro lungo il percorso. Sono piccole cose, ma per me hanno un significato grande. Partire non significa soltanto vedere posti nuovi: significa anche lasciare qualcosa di sé e portarsi dietro qualcosa degli altri. Djerba mi fermo più volte osservo, fotografo e scrivo. Cerco di imprimere nella memoria colori, profumi e volti, perché so che un giorno, tornando a casa, saranno proprio questi piccoli dettagli a farmi rivivere l’esperienza. E cosi passano anche questi due giorni, Djerba mi ha regalato palmeti, mare, scorci, incontri e quella sensazione particolare che provo quando mi metto in viaggio: la certezza che, appena giro la chiave e riprendo il cammino un’altra storia sta per cominciare.

Il 10 Settembre lascio alle spalle Djerba e mi dirigo verso sud, verso una delle zone della Tunisia che amo di più: Douz, la porta del Sahara.

La strada cambia lentamente aspetto. Il verde delle palme lascia lo spazio a un paesaggio sempre più arido , il traffico diminuisce e davanti a me comincia ad apparire quella Tunisia che sembra fatta apposta per chi viaggia in moto : spazi enormi , silenzio e una strada che sembra non finire mai .Arrivare a Douz è sempre una sensazione particolare .Qui il deserto non è più qualcosa che si guarda da lontano: è lì praticamente alle porte della città .Douz è un’antica città -oasi legata alla cultura dei Mrazig, un popolo di tradizione nomade , e per secoli è stata un importante punto di passaggio delle carovane dirette attraverso il Sahara .Parcheggio la moto e mi guardo intorno. Le palme, la sabbia, le strade tranquille e quell’aria particolare che si respira solo quando sei nel profondo sud tunisino. E penso che, dopo tanti chilometri, sono finalmente arrivato dove volevo: davanti al Sahara. Douz ha un fascino tutto suo. Non è una città famosa per grandi monumenti o palazzi spettacolari; la sua bellezza è nel paesaggio, nella palmeria , nelle persone e soprattutto nella vicinanza alle dune delle grade Erg Orientale. Mi piace camminare senza una meta precisa, osservando la vita quotidiana. Qualche negozio, i caffè, le persone sedute a parlare e, poco più in là, le palme che sembrano voler resistere a tutti i costi in mezzo a un ambiente così difficile. E naturalmente, quando arrivo in un posto come questo, la mia moto diventa quasi una compagna di viaggio da presentare agli abitanti: qualcuno la guarda, qualcuno fa una domanda e io, come sempre, finisco per raccontare da dove sono partito e quello che ho visitato nel mondo. Ma la cosa che più mi emoziona è sapere che a pochi passi da me comincia il deserto vero. Davanti alle prime dune mi fermo a guardare il panorama. La sabbia cambia colore con la luce e il vento disegna continuamente nuove forme. Qui capisci quanto sia grande il Sahara e quanto, invece, sia piccolo l’uomo davanti a una distesa del genere. Sono a Douz , ma nella mia testa sono già nel deserto. E penso che questo viaggio, ancora una volta, mi sta regalando qualcosa che nessun albergo a cinque stelle potrebbe mai dare : la sensazione di essere esattamente nel posto in cui volevo essere .La sera mentre cala il sole, Douz cambia volto, .Il caldo lascia lentamente spazio a una temperatura più piacevole e la città torna a vivere .Mi siedo, bevo qualcosa e mi godo il momento .Domani ci sarà ancora strada da fare .Ma questa sera mi basta guardare il cielo sopra Douz e pensare che, dopo tanti anni passati a viaggiare in moto , il deserto riesce ancora a sorprendermi.L’11 Settembre arrivo a Tozeur , una delle città più affascinanti del sud della Tunisia. Dopo aver sistemato le mie cose, mi incammino tra le strade della medina, ammirando le facciate costruite con mattoni disposti in motivi geometrici. Il caldo è intenso, ma l’ombra dei vicoli rende la passeggiata piacevole. Tozeur è circondata da una grande oasi, dove le palme da dattero crescono rigogliose grazie all’acqua che sgorga dal sottosuolo. Passaggio tra i palmeti e mi fermo ad ascoltare il fruscio delle foglie, mentre tutto intorno sembra rallentare. Dopo i paesaggi desertici dei giorni precedenti, questo verde improvviso mi sorprende e mi regala una sensazione di pace. Dopo tanta strada attraverso paesaggi aridi e distese di sabbia, ritrovarmi immerso tra le palme è quasi come entrare in un altro mondo. Il contrasto è incredibile: da una parte l’aridità, dall’altra un’esplosione di vita che sembra nascere dal nulla. Continuo a camminare lentamente tra i palmeti. Le alte palme da dattero formano un grande tetto naturale e, sotto le loro fronde, l’aria è più fresca. Il vento tra le foglie accompagna le mie prassie, per qualche momento, dimentico il caldo e la fatica. Osservo la vita che scorre intorno a me. Qui l’acqua è preziosa e ogni pianta racconta una storia di pazienza adattamento. È sorprendente pensare che sotto, questa terra apparentemente sterile si nasconda la risorsa capace di trasformarla in un’oasi. Mi fermo a guardare la mia moto: impolverata, carica dei bagagli fedele compagna d’avventura. La osservo e penso a quanta strada abbiamo percorso insieme. Tozeur non è soltanto una tappa. È una di quelle città che invitano a rallentare, osservare e respirare. Mentre il sole continua a scaldare questa terra, mi godo la parentesi verde tra le sabbie. Ma il viaggio continua. La prossima destinazione mi aspetta. Come sempre, rimetto il casco, salgo in sella e lascio che sia il percorso a decidere quali sorprese avrà ancora in serbo per me. Il giorno seguente lascio Touzer alle spalle, riprendo la strada verso Sbeitla. Il paesaggio cambia gradualmente. Le palme e il verde dell’oasi si diradano fino a scomparire, lasciando spazio a distese aride, montagne e tonalità calde della terra. La strada scorre davanti alla moto mentre proseguo il viaggio, curioso di scoprire cosa mi aspetta oltre l’orizzonte. Dopo molte ore in sella, arrivo finalmente a Sbeitla. l’atmosfera cambia muta all’istante. Capisco di essere arrivato in un luogo ricco di storia: l’antica Sufetula

 conserva importanti testimonianze dell’epoca romana e, davanti a me, si apre uno scenario completamente diverso da quello appena attraversato. Mi avvicino alle rovine e rimango colpito dalle colonne, dai templi e dalle grandi pietre consumate dal tempo. Camminare tra questi estimi fa pensare alle innumerevoli persone passate di qui nel corso dei secoli a quanto sia straordinario raggiungere in moto luoghi capaci di raccontare una storia cosi antica. La mia moto, parcheggiata poco distante sembra quasi fuori posto davanti a quelle rovine millenarie. Una macchina moderna e una città romana di quasi duemila anni fa: due mondi lontanissimi che per qualche minuto, si incontrano. Mi guardo intorno e penso che questo sia proprio il bello del viaggio: partire per cercare una strada e ritrovarsi, invece, dentro la storia. Dalle oasi e dal deserto di Touzer alle rovine di Sbeitla, il percorso cambia volto a ogni tappa e riserva una sorpresa diversa e il viaggio continua. Il giorno 13 sono a Monastir il paesaggio cambia ancora una volta: lascio lentamente alle spalle l’interno della Tunisia e mi avvicino alla costa. Dopo tanti chilometri, polvere, caldo e paesaggi desertici, rivedere il Mediterraneo è quasi come ritrovare un vecchio amico. Arrivo a Monastir con la mia moto e mi sistemo per la notte. La città mi appare subito diversa da quelle attraversate nei giorni precedenti: più ordinata, più luminosa, con il mare che accompagna praticamente ogni scorcio. Parcheggiata la moto, comincio a camminare. La prima cosa che cattura la mia attenzione è il Ribat, la grande fortezza affacciata sul Mediterraneo. Le sue mura color miele raccontano secoli di storia e, salendo sulla torre di vedetta, la vista si apre sul mare, la città e sul grande cimitero che circonda il monumento di Ribat uno dei simboli più importanti di Monastir. Mi fermo a guardare il panorama. Poi raggiungo il mausoleo di Habib Bourguibaè uno dei monumenti più riconoscibili della città. Cammino ancora tra le strade della medina, lasciandomi attirare dai colori delle bancarelle. Ogni volta che entro in una medina tunisina mi succede la stessa cosa: parto con l’idea di fare una passeggiata di dieci minuti e finisco per perdermi per molto più tempo. Nel pomeriggio raggiungo la marina. Le barche, le palme e il mare creano un’atmosfera completamente diversa da quella vissuta nei giorni precedenti nel sud del Paese. Dopo Monastir, trascorro due giorni ad Hammamet. Lascio per un po' la strada e la mia Honda Crosstourer per godermi un ritmo più tranquillo, passeggiando tra le vie della Medina, osservando le case bianche e azzurre e respirando l’atmosfera vivace della città. Hammamet è diversa dai luoghi attraversati fino a questo momento. Qui il mare, le spiagge e il turismo convivono con la storia e con le tradizioni tunisine. Mi fermo a osservare il movimento delle persone, i negozi, i ristoranti e quei piccoli dettagli che rendono ogni città unica. Sono due giorni di pausa, utili per riposarmi e ricaricare le energie. Dopo tanti chilometri in moto, sento il bisogno di rallentare, di lasciare che le emozioni del viaggio si depositano e di prepararmi alla strada che mi aspetta. Anche durante una sosta, però il viaggio continua. Basta una passeggiata sul lungomare, un caffè bevuto con calma o una conversazione improvvisata per scoprire un altro volto della Tunisia. Poi arriva il momento di ripartire. Rimetto in moto la Crosstourer e lasciando alle spalle Hammamet torno a seguire la strada. Il viaggio prosegue con nuove destinazioni, nuovi paesaggi e altre storie da raccontare. E mentre il sole continua la sua corsa nel cielo tunisino, penso alla strada che mi aspetta. Il 16 Settembre lascio alle spalle Hammamet e mi dirigo verso Tunisi. Arrivare alla capitale significa ritrovare i clacson, i taxi che si muovono in ogni direzione e quella confusione che, dopo tanti chilometri attraverso il deserto e le strade dell’interno, sembra quasi avere un suo fascino. Tunisi è una città che cambia volto continuamente. Da una parte c’è la città moderna, con l’ampia Avenue Habib Bourguiba, i suoi caffè, i palazzi e il movimento continuo della gente; dall’altra c’è la Medina, un labirinto di vicoli, botteghe, profumi e colori che sembra appartenere a un altro tempo. Parcheggiata la moto, mi incammino senza fretta. Mi piace questo modo di viaggiare: arrivare in un posto e lasciarsi guidare dalla curiosità, senza dover per forza seguire un programma preciso. Entro nella Medina e mi ritrovo immerso nei souk. Cuoio, spezie, profumi, tessuti, ceramiche e oggetti di ogni genere si susseguono nelle piccole botteghe. Ogni vicolo sembra nasconderne un altro e, come spesso mi accade, finiscono per perdermi volentieri. La cosa più bella è osservare la vita quotidiana: i commercianti che chiacchierano davanti alle loro botteghe, la gente che fa spesa, i ragazzi che si incontrano e i turisti che cercano di orientarsi in questo intricato labirinto. Dopo tante giornate trascorse in sella, camminare senza una meta precisa è quasi una forma di riposo. Nel pomeriggio torno verso Avenue Habib Bourguiba. Mi siedo in un caffè e guardo la città scorrere davanti a me Tunisi ha un ritmo tutto suo: moderno e antico allo stesso tempo. E penso che forse è proprio questo il bello di viaggiare non andare soltanto alla ricerca di monumenti, ma fermarsi qualche minuto e guardare come vive un luogo. Il giorno 18 raggiungo Bizerte l’ultima tappa del mio viaggio in Tunisia .Dopo aver attraversato il paese in lungo e largo , arrivo in questa città affacciata sul Mediterraneo , mi accoglie con il suo porto, le sue barche e quell’atmosfera vivace che caratterizza le località di mare tunisine .Sento il richiamo dei gabbiani , il cigolio delle cime tese e il colpo sordo delle barche contro i moli .L’acqua riflette lampi azzurri e verdi , mentre gli scafi dipinti di bianco, blu e rosso ondeggiano lentamente .Parcheggio la moto e comincio a passeggiare tra le vie della città .Sotto i piedi , l’asfalto caldo lascia spazio a tratti di pietra consumata ; dalle botteghe arrivano odori di pesce appena pescato , pane caldo, fritto e menta .Mi fermo a osservare la vita quotidiana : pescatori che sistemano le reti con gesti pazienti , venditori che richiamano i clienti , bambini che corrono tra le case dai muri sbiaditi dal sole .Le voci si intrecciano al rumore dei motorini, al fruscio delle tende mosse dal vento al tintinnio delle stoviglie nei piccoli locali. Naturalmente, non può mancare qualche chiacchiera con la gente del posto. È uno degli aspetti che amo di più dei miei viaggi. Fermarmi, parlare , ascoltare e scoprire che spesso bastano poche parole e un sorriso per sentirsi a casa anche a migliaia di chilometri dalla propria. Le strette di mano sono calorose, gli sguardi curiosi ma accoglienti, e per qualche minuto mi sento parte di quella scena quotidiana, immerso nel calore della città e nella sua semplice energia. Guardo il mare e penso che ormai il viaggio sta volgendo al termine. Il sole si abbassa lentamente, tingendo l’acqua di riflessi dorati e arancio mentre sulla pelle sento la brezza fresca della sera. La moto è ancora li pronta per l’ultima parte dell’avventura, con il serbatoio che riflette la luce del tramonto, mentre io cerco di godermi fino in fondo questi momenti. Respiro a lungo l’odore salato dell’aria e ascolto il ritmo delle onde contro il porto. Bizerte è la mia ultima tappa tunisina. Domani ci sarà il viaggio di ritorno, ma per il momento non voglio pensarci. Voglio semplicemente assaporare ancora un po' questa terra: il gusto intenso del tè alla menta, il calore della pietra sotto le scarpe, i colori del porto e il vento che porta voci, sale e profumi. Anche questa volta mi ha regalato emozioni, incontri e ricordi che porterò con me sulla strada di casa


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